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Sport e Doping – foto di Enrico Vivian

21:15 in Associazione, incontri da admin

A giorni inizieremo a pubblicare i video della serata di Vicenza 8 marzo 2013:

l’intervista a Sandro Donati” e gli “interventi di Donati e Benedetto Roberti




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30 anni fa……………Fulvio Costa

11:24 in Associazione da admin

IL CASO / FULVIO COSTA MORÌ NEL 1982 PER UN’ INFEZIONE
Indagine sulla morte di un atleta
IL CASO / Fulvio Costa morì nel 1982 per un’ infezione Indagine sulla morte di un atleta FERRARA – Si chiamava Fulvio Costa. Aveva 23 anni e un titolo di campione italiano dei 1500 metri indoor appena conquistato. Il 30 maggio 1982, dopo quattro mesi di agonia, si spense in un letto dell’ ospedale di Vicenza stroncato da una glomerulonefrite, una forma di infezione del sangue che aveva finito per avere ragione delle difese di entrambi i reni. La sua morte, ufficialmente archiviata per «infezione dovuta al morso di un cane» (circostanza per altro riportata nella cartella clinica), è ora oggetto di uno «stralcio» disposto dal pm di Ferrara Pierguido Soprani, in cui si ipotizza nei confronti di ignoti il reato di «omicidio colposo» e che verrà trasmesso per competenza alla Procura di Vicenza. In una perizia depositata il 5 giugno scorso, i consulenti medici della Procura hanno infatti ipotizzato che causa scatenante del decesso possa essere stato il ricorso di Costa, a fini agonistici, alla pratica dell’ autoemotrasfusione. Circostanza che, secondo la stessa perizia e le testimonianze raccolte dai carabinieri del Nas, sarebbe avvalorata da almeno tre elementi. Primo: quanto il ragazzo ebbe a dire in ospedale pochi giorni prima della sua morte («Che hanno fatto al mio sangue?»). Secondo: il valore di ematocrito (percentuale di globuli rossi nel sangue) in caduta libera. Da 50 al momento del ricovero in ospedale a 16 poco prima del decesso, secondo una curva discendente che, in tempi recenti, è stata riscontrata nei valori ematici di atleti che avevano assunto eritropoietina (Epo). Terzo: il pagamento di un premio assicurativo di 50 milioni alla famiglia di Costa da parte della «Sportas», l’ assicurazione che il Coni stipula con ogni atleta. Ma che normalmente riconosce il premio in caso di decesso o infermità legate ad attività agonistica e non, come in questo caso, almeno ufficialmente, al morso di un cane. C. B.
(29 ottobre 2000) – Corriere della Sera
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Fulvio Costa era nato a Cogollo del Cengio il 9 novembre del 1959. Alto 1,77 per 64 kg, è stato uno dei più precoci ed eccezionali talenti che il mezzofondo italiano abbia mai avuto. Ha iniziato a farsi conoscere a livello nazionale sin dalla categoria allievi, nella quale nel 1976 ha ottenuto un primato italiano nei 3.000 m. (8’24”6 a Vicenza il 1° luglio) e la vittoria ai campionati italiani nei 3.000 m. (25 settembre a Brescia), chiudendo poi la stagione con un personale sui 1.500 m. di 3’48”5 (9 ottobre a Bolzano). Per capire il valore di quest’ultima prestazione, ottenuta a 17 anni, basti pensare che Vittorio Fontanella – altro grande campione vicentino, pluriprimatista italiano e 5° classificato alle Olimpiadi di Mosca nel 1980 sui 1.500 m. – ha corso in un tempo simile (3’47”6 Formia 11 maggio 1972) quando aveva già raggiunto i 19 anni. Fulvio Costa ha indossato la maglia azzurra per 6 volte nelle rappresentative giovanili e per 5 volte nella categoria assoluta. Ha vinto tre titoli italiani assoluti (1.500 m. all’aperto nel 1978, a 19 anni, 1.500 m. indoor nel 1982 e 3.000 m. indoor nel 1980), un titolo italiano allievi (3.000 m. nel 1976) ed uno juniores (3.000 m. nel 1978). La sua prestazione migliore, in assoluto, è rappresentata dal 3’37”8 sui 1.500 m. ottenuto a Bruxelles il 4 settembre del 1979 quando non aveva ancora 20 anni. All’epoca questo tempo era il terzo di sempre nella lista italiana, dopo il 3’36”3 di Arese ed il 3’37”7 di Zarcone. Fuvio era uno spirito libero. A Milano, dove viveva quando gareggiava per la Pro Patria, lo chiamavano “Crazy Horse”, Cavallo Pazzo. Il 9 febbraio 1982, poco più di tre mesi prima della sua scomparsa, ha vinto i Campionati Italiani indoor nei 1.500 m., dopo una volata mozzafiato in competizione con l’amico Gianni Truschi. Fulvio mancò lo stesso giorno in cui i suoi compagni di squadra, le Fiamme Oro di Padova, conquistavano a Parigi la Coppa dei Campioni riservata ai Club europei. Per il suo ultimo viaggio, dall’Ospedale Civile di Vicenza fino al camposanto di Cogollo, è stato vestito con la tuta della nazionale italiana. Era un caldo pomeriggio di fine maggio e ad accompagnarlo c’era mezza nazionale di atletica e c’era anche la sua giovane fidanzata: una ragazza bionda e carina che piangeva disperata. Per chi era presente, fu una scena straziante.
La causa della sua morte è tuttora un dolente punto interrogativo nella storia dell’atletica italiana. La versione dei fatti che è circolata ai tempi del suo decesso, anche tra coloro che gli stavano vicino, attribuiva il tutto ad una nefrosi mai diagnosticata e che lo affliggeva da tempo. Sarebbe stata questa malattia ai reni, latente, associata ad un’iniezione antitetanica fatta dopo essere stato morso dal suo cane, ad aggredire il suo straordinario organismo in modo letale.
E’ una tesi che non convince del tutto. Tre mesi prima del decesso Fulvio aveva vinto i 1.500 m. ai Campionati Italiani indoor con il tempo di 3’44”85. Appare francamente difficile pensare che una persona con i reni malati da tempo – così all’epoca si espressero i medici – potesse fare risultati del genere.
Ad aumentare i sospetti, accadde che la Federazione Italiana di Atletica Leggera facesse avere alla famiglia un risarcimento, come se Fulvio fosse morto per cause “di servizio”: in gara, o dopo un allenamento o a causa di una trasferta.
Sembra, infine, che, poco dopo il suo decesso, uno dei medici del gruppo che in quegli anni seguiva – in modo non ufficiale, ma con professionalità di notevole rilievo – una serie di mezzofondisti, non se la sentì più di continuare l’esperienza e abbandonò il team. All’epoca si sentivano voci in merito al fatto che il gruppo di medici in questione praticasse l’autoemotrasfusione.
Erano anni in cui l’atletica leggera in Italia “tirava”, e ai vertici prevaleva l’esigenza di “fare risultati ad ogni costo” sul rispetto dell’etica ed della lealtà sportiva. Stava prendendo piede una filosofia per la quale ogni mezzo, lecito o non lecito, andava bene; l’importante era far primeggiare in campo internazionale i nostri atleti.
Tutti gli appassionati ricordano l’episodio con cui si tentò di “allungare” in modo artificioso i salti di Giovanni Evangelisti ai Mondiali di Roma del 1987. Fu proprio questo caso a “scoperchiare” la pentola delle modalità illecite con cui buona parte del gruppo dirigente della FIDAL, in quel periodo, aveva perseguito la politica dei risultati “con qualsiasi mezzo”.
Qualche anno dopo la scomparsa di Fulvio Costa, ad un convegno sulla pratica del doping organizzato dall’ATAL (Associazione Tecnici di Atletica Leggera) proprio nel Vicentino, a Marostica, l’allora Responsabile Tecnico della nazionale di atletica, dopo aver ascoltato i vari interventi dei relatori presenti che denunciavano la pericolosità e la diffusione della pratica del doping, anche nell’Atletica Leggera, pur non ammettendo un ruolo della Federazione di Atletica nelle pratiche illecite, dichiarò, tra lo sconcerto e lo stupore generale, che talvolta lui ed altri responsabili non dormivano la notte ma che con la sua gestione si erano raggiunti grandi risultati ed all’estero i nostri atleti erano invidiati e rispettati. Concluse facendo capire chiaramente ai presenti che iniziative come quella di Marostica erano soltanto delle perdite di tempo.
Negli anni ottanta questa, purtroppo, era la concezione distorta dello Sport che, dai vertici della Federazione di Atletica, era dilagata a molti livelli. Per queste persone lo Sport era un veicolo attraverso il quale una nazione si imponeva, acquisiva potere, prestigio, e si affermava sulle altre, con ogni mezzo. Una sorta di “guerra” non dichiarata che, come tutte le guerre, poteva avere anche le sue vittime. Tra queste, potrebbe esservi stato anche Fulvio Costa, un ragazzo semplice, timido e modesto che amava correre libero tra le sue montagne.

Riccardo Amadori

“Quelli delle Sbarre”

20:28 in Associazione da Nicola Gemo

Oggi ho partecipato alla presentazione di un libro.Quelli delle Sbarre

Per carità un libro senza particolari pretese da parte dell’ autore se non quella di raccontare l’ amicizia di un gruppo di runners, maratoneti quasi per caso, di certo appassionati e scanzonati…….direi infine contagiosi.

Opera prima di Sergio Ortolani, amico della nostra associazione e padre dei “mostri” Martina e Renata, atlete di AV e di CSI Fiamm, il libro “Quelli delle sbarre” racconta di un gruppo nato quasi per caso che condivide la passione per la corsa, la volontà dell’aggregazione che diviene amicizia.

Presenti all’evento il Sindaco, l’ Assessore alla Cultura e l’ Assessore allo Sport di Cavazzale (a testimonianza della vicinanza dell’ amministrazione comunale allo sport locale), il Presidente della Società Sportiva le Risorgive ed il Presidente di Atletica Vicentina; la presentazione ha avuto finalità benefiche.

Il libro narra le vicende di Lorenzo, Sergio, Reni, Lawrence e Alberto, che nello scorrere della pagine impariamo a conoscere come il Bello, il Presidente, il Geometra, il Capitano ed il Freddo (ora internazionalizzato in ICEMAN) che con le loro caratteristiche e le loro emozioni ne rendono molto scorrevole e piacevole la lettura. Il gruppo da allora è aumentato ed oggi accomuna lo scrittore (laziale inside) con un romanista (come dire che alle sbarre del treno di Cavazzale addirittura il giallo rosso ed il bianco azzurro alla fine vanno d’ accordo), un ex “pallacanestraro” (come lo definisce l’ autore) convertito al running e chi, smesso di giocare a calcio si è domandato: “e adesso cosa faccio?”; il gruppo continua a correre ed a preparare le maratone, senza velleità agonistiche o di particolari riscontri cronometrici, nella più pura passione per lo sport, coinvolgendo mogli e fidanzate che, haimè per loro, si stanno una alla volta arrendendo alla malattia dei loro compagni tanto da iniziare a correre ed a parlare, anche loro, di maratona.

Bravo Sergio, bravi ragazzi, appassionati e contagiosi. Attendiamo il sequel…..senza fretta….come il vostro ritmo nella corsa. Ciao a tutti.

Ecco, per gentile concessione dell’autore, il link per il download del libro:
Scarica il Libro “Quelli delle sbarre”

da admin

Atletica leggera per bambini diversamente abili delle scuole elementari e medie

20:41 in Associazione da admin

Clicca per scaricare la LOCANDINA

L’Associazione Amici dell’Atletica Vicenza con il patrocinio dell’ Assessorato allo Sport del Comune di Vicenza, organizza a partire dal mese di ottobre, corsi di atletica leggera.

COSA
: Atletica leggera per bambini diversamente abili delle scuole elementari e medie

DOVE: a Vicenza presso il Palasport di via Goldoni ed il limitrofo Campo d’Atletica Leggera “Perraro”

QUANDO: dal 04 ottobre 2011 al 31 maggio 2012;

ORARIO: dalle 16.30 alle 17.30;

INSEGNANTI: Insegnanti di Educazione Fisica ed atletica leggera con specialistica in sostegno;

Per informazioni su inizio e programma dei corsi, durata e prezzi, pregasi contattare:

Pegoraro Umberto – pegoberto@alice.it – 349 8211159

Paulotto Patrizia – patriziapaulotto@aimvicenza.it – 320 0321895

NB: l’organizzazione all’atto dell’iscrizione, tramite i propri esperti, valuterà ogni singolo caso, al fine di un corretto ed idoneo inserimento al corso

da admin

C’est l’ [A.V.] – grazie presidente

16:45 in Associazione da admin

Caro presidente, smaltita la “sbornia” della 2 giorni di Saronno, immaginiamo che tanti, in questi giorni, ti abbiano manifestato la loro felicità per questo successo fortemente voluto da tutti voi.

Eccezionali gli atleti, maschi e femmine, bravi tutti i tecnici che li hanno preparati e seguiti, forte l’impegno di tutte le società di base che ti hanno consegnato  un gruppo eterogeneo ma motivato nella volontà di riuscire.

Ma, permettici, crediamo che fortissima sia stata in questi anni la tua voglia di vincere, che fin dal momento in cui hai preso le redini di questa società sviluppandone l’idea di unione già presente, tu abbia saputo unire il destino atletico della provincia, ottenendo la collaborazione di quasi tutti, certamente spesso gestendo le varie personalità,  navigando in molteplici difficolta relazionali, economiche e  tecniche.

Immaginiamo ora forte la tua soddisfazione nel veder coronato questo primo sogno, quello di fare, a livello giovanile, Vicenza la più forte provincia d’Italia.

Altro non crediamo sia il caso di aggiungere se non l’augurarvi che questo sia solamente il primo di una lunga serie di successi per tutti voi.

Da ex atleti infine l’augurio nostro personale a tutti i ragazzi AV, affinchè possano ottenere in futuro risultati sempre più importanti e di felice soddisfazione.

Il direttivo – Amici dell’Atletica Vicenza

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